PARABOLE E VERITA’, lL CUORE DELLE COSE

La personale storia artistica di Leonardo Maralla è la storia di un lento decollo, alla cui radice stanno sia la vocazione sicura e una formazione culturale adeguata, sia l’innesto psicologico, sociale ed esistenziale che la storia dell’uomo, di ogni uomo gli occasiona.

Perché è proprio sulla base tecnicista e sulla poetica di rimando, ma anche sul percorso storico di fine secolo, che la sua pittura, attraversata da momenti e sequenze diverse, si misura governandosi, e ispessendo talune più recenti opere in quel clima tutto lombardo che le sue origini, forsanche inconsciamente, gli hanno dettato.

Ma è bene significare che prima delle poetiche, Maralla a motivo delle pulsioni creative si spinge anche sulla ricerca di materiali cui riporre il colore e le immagini; così carte, legni di recupero, e tele, solidificano la vita in un impasto di toni cui incombe un destino di pietrificazione.

Un richiamo profondo alla natura, ai luoghi delle origini e dei ricordi, alle proiezioni cosmiche, che mirano all’essenziale, dando vigore a una sorta di neoinformale cui peraltro può raccordarsi tutta la sua pittura, anche nelle cose più descrittive e leggibili, in quanto la materia si organizza nelle forma più adatte e convincenti, portandosi verso un fascino plastico.

Questo lato informale, legato in special modo al paesaggio, ma anche a un’immagine, qualche volta anche sacrale, fonda materia e colore, forma e spazio, lungo quella direttrice che già era stata di quel grande artista lombardo di nome Chighine, cui la recente riscoperta gli ha dedicato una grande antologica a Palazzo Reale.

In quella direttrice arriva Leonardo Maralla, con macchie, linee e masse, che si assimilano in un gioco di compensi plastici, e creano documenti dove la continuità dello spirito drammatico viene avvolta in un insieme di principi espressionistici e simbolistici altamente validi e personali, il più delle volte impressionanti per la scioltezza e per il valore degli effetti tecnici. E tutte le tecniche da lui usate, fino all’impiego del bitume, si devono in buona misura al fascino che su di lui esercita la materia, e l’esperienza sorge come una necessità nell’attività estetica. E l’impulso di Maralla dà la sensazione di possedere lo spazio, di scoprirlo e di maneggiarlo, per cui esso è ugualmente flessibile divenendo materia.

Vi si legge un simbolismo strictu sensu pittorico che si inventa di motivi poetici, di ipotesi tradotte in immagini meccanicamente colorate.

Segno e disegno delimitano le forme, ma il colore, ombroso, umbratile, fuligginoso, spesse volte appena rischiarato da fasci di luce solare o lunare o da tagli d’orizzonte, domina, accende e impronta di sé la visione e l’espressione.

Le sue forme sono piene di un dinamismo attentamente controllato, sembrano equilibrarsi in una delicata posizione tra moto e immobilità e la vitalità che questo rapporto crea consiste, in modo paradossale, nel senso di quiete che possiedono. Maralla ama la vita. Le sue gioie sono, io penso, profonde e capaci di alimentare il suo spirito. Spesse volte questo colore, specie nei dipinti, si risolve in un gioco orchestrale, mai netto, dei propri accordi e delle proprie dissolvenze. Sono il risultato di un processo meditato, di numerose riprese a tempi lunghi che conducono con gradualità al nucleo più sotteso del reale. La profonda istigazione alla malinconia riflessiva porta a una verità di immagine il corso quotidiano dell’esistenza, con la trepida e disarmata scoperta di un dolore che viene da molto lontano, dalle origini turbate dell’uomo.

L’artista scava in questa sfera segreta senza intenti di profanazione e di denuncia, ma con il senso di una solidarietà umana che si tramuta in verità figurativa: una verità che rinserra i segni della presenza poetica.

L’immagine di Maralla si chiude nel cerchio di una sostanza figurale stringente sui luoghi e sui paesaggi più elementari, che sovrastano il corso della storia e dell’uomo, ma assunti a luoghi ideali della fantasia e della mente che riflette sul destino e sui significati essenziali della vita e della morte. L’artista con queste evidenze talvolta allucinate, talaltre sorrette nella precisazione stilistica di un linguaggio talmente individuato da divenire quasi sigla, riesce a esprimere significati molteplici, a passare da toni di estrema violenza espressionistica a quelli di più rarefatto distacco.

Carlo Franza, Milano 20 marzo 1999