LUNA E NUDI DI DONNA NEI LAVORI DI MARALLA

Che cos’hanno in comune la luna e dei  nudi di donna?

Proviamo.

Nudi sfatti, svaporati. Che scivolerebbero via dal foglio, diluiti dalla morbidezza dell’acquarello, se non fossero i contorni a trattenerli. Contorni marcati, a volte graffiati, a stabilire il limite, a dire che no, dal corpo, come dal foglio, non si scappa.

Anche la luna è difficile da prendere, da trattenere. La luna va per conto suo. Nuota nella notte. Si cerca, si sdoppia. Ma questa non è la solita luna evanescente, sognante dei poeti: ha una sua concretezza. E’ materiale, a volte quasi brutale. Basta vedere come il colore vi s’impiglia, si raggruma, si torce. Ed è per questo che è una luna vissuta, sofferente, pensierosa, drammatica. Non ha una sola faccia serena e luminosa: ne ha tante, tutte impastate d’ombra, di riflessi.  Ne ha tante, quindi non ne ha nessuna.

Beatrice Masini, 1996