IL POTERE DI UN’IMMAGINE

Strano, il potere di un’immagine, soprattutto se non ti appartiene, soprattutto quando non riproduce e non ricrea nullo di noto e familiare ma viene da altrove, raccoglie e passa un patrimonio di impressioni altrui. Strano, riconoscere un’immagine estranea fra tante e capire che non è affatto estranea, esserne scelti, in qualche modo, riconoscerla anche se non la si conosce. E darle il permesso di innescare catene di memorie misteriose, inspiegabili.

E’ quello che hanno fatto gli autori dei testi raccolti qui, anzi, quello che si sono lasciati fare: hanno consentito ai quadri di Leonardo Maralla di raccontare ad alta voce, con le parole scritte e stampate nero su bianco, parole che fanno rumore, una storia che in qualche modo è anche la loro.

C’è chi, semplicemente, si è abbandonato alle linee, o alle atmosfere, cercando e spiegando gli echi che suscitavano; chi ha pescato memorie d’infanzia o frammenti di passato; chi si è interrogato sul futuro. Tutto questo espresso in modi e stili diversissimi che però hanno qualcosa in comune, un alto grado di intimità. L’ammissione degli altri alla propria intimità. Non è necessario usare la prima persona per rivelarsi; molti lo hanno fatto, qualcuno no, ma il risultato è lo stesso: ammettere gli altri, gli sconosciuti, a una parte segreta di sé. Ci vuole coraggio per farlo, e consapevolezza. Del resto, chi sceglie di raccontarsi con le parole in un percorso di scrittura autobiografico lo fa proprio perché sente di avere qualcosa da dire, e vuole trovare le parole per dirlo. E allora, se un immagine sa pescare nel profondo le parole giuste, e metterle in fila nel modo giusto, non c’è che da ringraziarla, e ascoltarla. C’è chi contempla il mare e i monti, il cielo e la luna; chi fulmineamente, a sorpresa, si riconosce in una giacca. Ci vuole coraggio per essere una giacca. Viene in mente la domanda dello scrittore Richard Brautigan, enigmatica, bellissima: Chi sono questi ombrelli? Anche un ombrello, come una giacca, come un rovo, come un albero, può essere uno specchio. Basta saperci guardare dentro.

Beatrice Masini, 2008